mercoledì 10 gennaio 2018

RASSEGNA DI POESIA AL CIRCOLO DELLE QUINTE: La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018


Sabato 13 alle 18,  al Circolo delle Quinte, si terrà il primo di tre incontri a cadenza mensile della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018 con Nanni Balestrini e Guido Mazzoni.

Il titolo di questa rassegna, La poesia è un'intelligenza, è preso dagli Écrits poétiques di Christophe Tarkos. È probabile che alla frase Tarkos attribuisse una valenza ironica, di quella ironia però che, proprio perché tale, non si esime dal dubitare di se stessa. Da questo dubbio sottinteso e dalle domande che ne derivano – cosa è oggi la poesia? qual è il suo ruolo? a chi parla? – è nata l'idea di un breve ciclo di incontri, nei quali autori diversi per età, postura e stile, e insieme affini nella tensione verso la ricerca, si confrontano. La lettura incrociata di testi editi e inediti è la base per una conversazione su alcuni nodi cruciali della poesia contemporanea: scrittura e sonorità, diffusione e valenza, cesura con il passato, rapporto con altri ambiti linguistici, sconfinamenti di genere.

Incontri successivi:
Sabato 17 febbraio, ore 18
Lidia Riviello e Sara Ventroni
Domenica 18 marzo, ore 18
Carlo Bordini e Marco Giovenale

Al Circolo delle Quinte, viale XXX aprile 4, Roma
Ingresso libero
Posti limitati, prenotazione obbligatoria a laura.urbani25@gmail.com

venerdì 5 gennaio 2018

INVITO ALLA LETTURA: "La trilogia della pianura" di Kent Haruf


Maria Vayola

La Trilogia della pianura, (Il canto della pianura, Crepuscolo, Benedizione), è stata pubblicata, con la traduzione di Fabio Cremonesi, dalla interessante e ben curata piccola casa editrice NN, che in realtà ha fatto uscire prima l'ultimo dei tre e poi gli altri due, qui le motivazioni, singolari e accattivanti, della loro scelta. Il problema, ora che sono presenti tutti e tre i libri, direi che è superato a monte, comunque anche se i libri si possono leggere disgiuntamente uno dall'altro senza perdere compiutezza, io ne consiglierei, in ogni caso, la lettura in ordine cronologico.

Il legante principale tra i tre romanzi è sicuramente la cittadina di Holt in Colorado, luogo immaginario ma credibilmente ispirato a Pueblo, città natale di Haruf; alcuni personaggi del primo libro ritornano nel secondo, ma ciò che unisce le tre narrazioni sono il territorio -  la polvere che si poggia piano sulle persone e le cose, sugli steli d'erba, la cappa di stelle nella notte, la luce che cambia la percezione visiva del paesaggio, il vento che fa ondeggiare la pianura e la fa cantare - e lo scandire pacato, ma intenso, semplice, ma profondo, che Haruf fa della vita e delle vite che abitano il posto.

 Leggendo la Trilogia si entra in una porzione della vita di provincia americana che forse non è stata, in particolar modo, oggetto di narrazione; molti i romanzi che ho letto in cui i protagonisti erano per lo più ai margini della socialità americana: vite estreme che si muovono tra violenze esasperate, ottusità mentali aberranti, razzismi feroci, profonda disperazione del vivere.

venerdì 29 dicembre 2017

GRUPPO DI LETTURA: la paura in "Cujo" di Stephen King




Maria Vayola

Da un libro di King forse ci si aspetta di trovare storie di eventi soprannaturali, di elementi esterni che minacciano la vita di noi umani, inspiegabili fenomeni che, inserendosi nella quotidianità, ne alterino il normale svolgimento inserendo al suo interno situazioni che generano paura fino al terrore.
In Cujo è presente questo tipo di paura all'inizio del libro e ha le sembianze di un mostro che si nasconde nell'armadio di un bambino, Tad Trenton, e durante la notte si manifesta e lo terrorizza.  Potrebbe essere quasi inteso, questo inizio, come premonitore di cosa accadrà dopo, un sottofondo che dall'inizio strizza l'occhio all'incomprensibile fuori dalla realtà lasciando aperte interpretazioni altre rispetto allo svolgimento più che razionale di tutta la vicenda che da lì si svilupperà; non solo il bambino, ma anche i suoi genitori, Vic e Donna, avranno di quel mostro un vago sentore, nonostante il loro naturale scetticismo verso i timori di un bimbo nella notte.
E quel mostro assomiglia maledettamente a Cujo, che però è un San Bernardo di quasi 100 chili e che, come tutti i cani della sua razza, è un compagno affettuoso e giocoso, con adulti e bambini. Vive con una famiglia  di tre persone  Charity , Joe  e  Brett il figlio di circa dieci anni . Joe è un meccanico ed abita e lavora in un luogo isolato fuori  paese ed è per il suo lavoro che entra in contatto con i Trenton.
La trama del libro intreccia però tra i suoi protagonisti ben altre paure, molto più correlate al normale svolgimento della vita: quella di Donna di diventare una banale casalinga americana, tra feste di beneficenza e sformati da cucinare il sabato sera, condannata a vedere sempre le stesse facce, sentire sempre le stesse cose, gli stessi pettegolezzi; quella di Vic di perdere il lavoro, l'amore della moglie, la sua famiglia; quella di Charity della violenza fisica, e non solo, del marito su di lei e dell'influenza negativa che può avere sul loro figlio; quella di Brett di non essere all'altezza delle aspettative del padre su di lui. Solo Joe e il suo amico Gary, impenitenti alcolizzati, sembrano non avere paure di sorta, forse loro non si aspettano più alcunché dalla vita, e le loro speranze e paure le hanno già annegate nell'alcool.

mercoledì 27 dicembre 2017

INVITO ALLA LETTURA: Lincoln nel Bardo di George Saunders




Maria Vayola

Premessa: Il Bardo, nella concezione religiosa del Buddismo, è lo stato della mente dopo la morte, uno stato di transizione tra la vita e la rinascita, in cui la coscienza si distacca dal corpo.

Saunders con questo libro lancia una sfida al lettore, alla letteratura e a sé stesso.

Egli si porta e ci porta, per tutta la durata della narrazione, in un luogo dove tutti sono reali ma al contempo al di fuori della realtà fisica, dove il tempo di una esistenza si può concentrare in un attimo o perdersi nell'eternità.
Se il concetto del tempo nel libro è completamente evanescente, il tempo narrativo è ben specificato: è il giorno dei funerali di Willie, figlio undicenne del Presidente, il 24 febbraio 1862. Durante la notte Abe Lincoln da solo, cavalcando un misero cavallo così piccolo che quasi i suoi piedi toccano terra, travolto e stravolto dal dolore per la perdita del figlio, si reca nella cripta dove è stato deposto per stare con lui un'ultima volta.

La sfida al lettore è quella di soggiornare in un luogo straniante e scomodo che lo mette in contatto con l'ambiguità del mistero della vita e della sua fine, con le paure recondite "dell'aldilà", e con il tabù di quello che potremmo, forse, essere quando non saremo più.
La sfida alla letteratura è quella di inserire al suo interno un libro che rompe gli schemi narrativi tradizionali, in una frammentarietà di voci inusuali e spiazzanti a cui si intervallano, casualmente, citazioni, vere e false, di personaggi dell'epoca, in una sorta di responsoriale alternanza tra narrazione surreale e storica.
La sfida per l'autore è quella di realizzare letterariamente il Bardo, luogo di struggente nostalgia, di dolore, pietà e paura in cui si aggirano coscienze in bilico tra il rimanere ancora legati in qualche modo alla vita o l'assurgere ad uno stato diverso e definitivo di pura spiritualità; coscienze dei più svariati personaggi, di diverse estrazioni sociali, colti, ignoranti, ladri, militari, razzisti, ubriaconi, artisti, omosessuali, scapoli, coniugi, madri, tutti con una loro storia, un loro linguaggio, tutti convinti di essere "malati", quindi tutti con la speranza di "guarire".

Sono alcune delle voci di queste coscienze che ci accolgono subito ad inizio libro e che rimarranno con noi fino alla fine, a loro se ne aggiungeranno molte altre in un balletto continuo di anime che parlano, raccontano, commentano, si muovono, partecipano e resistono a lasciare quello stato ambiguo.
Sono loro che accoglieranno Willie - è lui il Lincoln nel Bardo - sono loro che seguiranno il Presidente nella sua notte di dolore che, inconsapevole di cosa lo circonda, farà un gesto che li toccherà profondamente: aprirà la bara del figlio e lo abbraccerà, lo terrà nelle sue braccia, lo accarezzerà parlandogli.

mercoledì 20 dicembre 2017

La pratica della poesia come linguaggio della libertà - Officina Poesia 2017-2018


Sonia Gentili
Quest'anno vorrei valorizzare la riflessione sul senso del nostro laboratorio: non un pollaio-allevamento di "nuovi talenti" a pagamento, ma una comune esperienza della poesia come pratica di un modello antropologico alternativo a quello dominante, cioè programmaticamente aperto, incompiuto e libero.
La poesia implica non lo sviluppo di “competenze produttive” (vale a dire tutte quelle competenze normalmente giudicate utili sul piano della funzione sociale dell’individuo: conoscenze direttamente finalizzata alla produzione del lavoro) ma la liberazione di potenzialità espressive individuali che valorizzino la peculiarità del singolo e la sua facoltà di comunicare socialmente, attraverso l’arte e la creatività, il suo essere individuo.
A partire dal passo platonico che afferma la necessità di cacciare i poeti delle passioni dalla città in quanto dannosi alla formazione del cittadino (Rep. 398A) fino a De Santis che affermava la dannosità della poesia d'amore petrarchesca - malinconica e chiusa nella propria ossessione - per la fondazione dell'Italia unitaria, il diritto a "non servire" in senso sia contingente e politico (non essere al servizio di questo o quel sistema) sia in senso complessivo e antropologico (non contribuire alla creazione del cittadino come individuo "risolto" nell'ingranaggio sociale) è il motivo di censura e la forza della poesia.
Il nostro laboratorio promuove la pratica della poesia come linguaggio della libertà dal perimetro programmaticamente aperto - cioè in trasformazione - e in questo senso costituisce una pratica fondativa di un sé libero.

giovedì 14 dicembre 2017

Jo Shapcott alla Keats-Shelley Memorial House


Fiorenza Mormile

Jo Shapcott (Londra, 1953), una delle più importanti voci poetiche inglesi contemporanee, ha tenuto un reading a Roma il 17 novembre. In questa occasione ha letto i suoi sonetti sulle api, ancora inediti, menzionandone le traduzioni curate dal nostro laboratorio nell’anno 2015/2016.
Questi testi, recentemente usciti sulla rivista semestrale online “Mosaici”, nella sezione dedicata alla traduzione, erano stati letti al Festival di Mantova l’11 Settembre 2016 in occasione della presentazione della sua sesta raccolta, Of mutability, Faber and Faber, 2010, uscita in Italia a cura di Paola Splendore ( Del Vecchio Editore, 2015).
La mutabilità è il pilastro della poetica di Shapcott, stabile sotto forme continuamente cangianti. Ci viene testimoniata una metamorfosi continua, l’esperienza del corpo che si compenetra negli elementi naturali. Nei sonetti sulle api la fusione con il mondo apiario corre in parallelo allo strascico emotivo di un amore intenso bruscamente finito: lui se ne è andato, ma sono restate le sue api. Assistiamo così a una crescente esaltazione metamorfica: “stavo piangendo api”, “con la mia bocca impolverata dal giallo/ del loro polline,/ parlavo api, respiravo api”, “odoravo di ambrosia e pappa reale/ le mie unghie brillavano di propoli ”. Il climax si raggiunge in “ero reame e regina”, ma anche questa esperienza finisce all’improvviso, nel punto in cui “Il favo che/si erano lasciate dietro si dissolse/in sangue e acqua”.

mercoledì 29 novembre 2017

Libro per il gruppo di lettura

La morte di Ivan Il'ic di Lev Tolstoj é il prossimo libro condiviso del gruppo di lettura e sarà discusso sabato 16 dicembre ore 11,00 nella sede di Plautilla, come da prassi.


Il tempo dedicato alla lettura è più ristretto rispetto al solito per evitare che il giorno della riunione si sovrapponga alle festività natalizie, per questo abbiamo scelto, nell'ambito del tema che ci siamo proposti come linea guida alla lettura - le emozioni/la paura - un testo breve ma intenso, di forte spessore letterario e che ben rappresenta la più grande paura dell'essere umano.
Contiamo sulla vostra partecipazione.
Volevamo inoltre avvertire che abbiamo dei problemi con la casella di posta e quindi non abbiamo potuto spedire la newsletter relativa alla settimana corrente, speriamo di risolvere al più presto il problema.